Riguardo al tema che ora trattiamo -i teleobiettivi- possiamo affermare che sì sono conosciuti, ma neanche per sogno dichiareremo che sono abbastanza utilizzati. Infatti, se con gli angolari si tende soltanto ad "allontanare" la scena, con i teleobiettivi si è soliti essere propensi, unicamente, ad avvicinarla. In qualsiasi caso, l'universo digitale aggiunge un falso alleato all'arsenale fotografico dei cacciatori di scene: lo zoom digitale. Entriamo nell'argomento. Di Eduardo Parra
Eduardo Parra, fotoreporter.Gli obiettivi tele, comunemente chiamati teleobiettivi, sono quelli che hanno distanze focali più elevate. Parlando in equivalenze di 35 millimetri, un teleobiettivo comincia ad esserlo più o meno agli 80 o 90 millimetri, raggiungendo enormi distanze focali da 1200 millimetri e anche di più. In nomenclatura digitale, i teleobiettivi si nominano impiegando un numero seguito da una croce: la famosa “x”. Questo segno indica il numero di volte che si deve moltiplicare la distanza focale più bassa dell’obiettivo per sapere la distanza focale del teleobiettivo. Così, per esempio, un obiettivo 3X in una fotocamera il cui angolo è da 35 mm, monterà un teleobiettivo da 105 millimetri.
È sicuro che la funzione principale degli obiettivi è quella di avvicinare la scena al fotografo, ma così come succederebbe con gli obiettivi angolari, i teleobiettivi hanno una serie di effetti secondari che non solo è necessario conoscere, ma che risulta indispensabile sapere utilizzare.
Effetti secondariLa prima e principale caratteristica degli obiettivi tele è inversa da quella degli angolari: avvicinano la scena e riducono l’angolo visuale. In questo modo, quanto maggiore è il teleobiettivo, più potremo avvicinare la scena. Invece, la porzione dell’immagine che appare sarà più piccola.
Questa riduzione dell’angolo implica che le vibrazioni alle quali la fotocamera è sottomessa si vedano amplificate nella ripresa dell’immagine, colpendo irrimediabilmente i risultati finali in forma più accentuata che con un obiettivo angolare. Quello succede anche quando si utilizzano velocità che generalmente non producono trepidazioni, tali come 1/80 e anche 1/100 secondi.
La prospettiva risulta anche colpita dall’uso di un teleobiettivo. Così, i piani che compongono una scena si restringono usando i teleobiettivi, dando la sensazione che stiano più vicini gli uni agli altri. Come conseguenza, si generano ambienti più claustrofobi e angusti. Invece, e contrariamente a ciò che succede con gli angolari, l’uso dei teleobiettivi non implicherà deformazioni negli oggetti.
La luminosità è un’altra delle vittime degli obiettivi a distanza focale lunga -montati, sicuramente, sulla maggior parte delle fotocamere digitali compatte. Salvo in obiettivi professionali ad alta qualità, le distanze focali più elevate supporranno una riduzione fisica della relazione tra l’apertura effettiva della lente -il diaframma- e la sua distanza focale, ciò che deriva da un numero f più chiuso e, come abbiamo visto negli articoli precedenti, su una profondità di campo maggiore.
Mano digitaleLo zoom digitale è un attrezzo che incorporano le nuove fotocamere digitali e che è, attualmente, estraneo alle macchine fotografiche a pellicola. Questa opzione permette di avvicinare la scena superando i limiti dello zoom ottico in teleobiettivo, falsando l’immagine per simulare l’uso di una maggiore distanza focale. Anche se è frequentemente impiegato come reclamo pubblicitario, lo zoom digitale montato nelle fotocamere digitali è un attrezzo che più che aiutare nuoce al fotografo e alla fotografia risultante dal nostro lavoro. Il motivo è semplice.
Gli obiettivi “tradizionali”, in altre parole, gli ottici, utilizzano una serie di movimenti delle lenti, la luce oltrepassa l’obiettivo in uno o nell’altro modo, perciò si producono questi effetti secondari che si vedevano chiaramente con gli angolari: deformazioni, separazione di piani, ecc. Invece, lo zoom digitale segue un processo totalmente diverso nel quale le lenti non si muovono neppure di un millimetro. Affinché ci intendiamo, questo zoom simula il tipico attrezzo “lente d’ingrandimento” presente in qualsiasi programma di ritocco fotografico, ritagliando l’immagine affinché appaia più vicina. Invece, è soltanto un’immagine aumentata, generalmente di minori dimensioni reali e/o di peggiore qualità.
In sintesi, gli angolari, i grandangolari e fish-eyes vanno oltre al mero fatto di allontanare il soggetto dalla fotocamera. Sono tutta una fonte di possibilità creative che devono essere esplorate adesso che li abbiamo nelle nostre nuove fotocamere.
Eduardo Parra
Fotoreporter
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